Quando la scienza si è messa alla ricerca di vita intelligente le aspettative erano altissime. Era dato quasi per scontato che, nel giro di qualche anno, avremmo captato comunicazioni radio di altre civiltà. Ma l’universo si è rivelato molto più silenzioso del previsto. Che sia il canto funebre di specie così intelligenti da ambire alle stelle, ma non così sagge da evitare di bruciarsi? Oppure è il silenzio che fanno le civiltà che, una volta intravisti i bordi dell’espansionismo incontrollato, hanno re-imparato a convivere col proprio mondo, rinunciando a diventare padroni del cosmo? Prova a rispondere per noi Amedeo Balbi (Il silenzio degli spazi infiniti. La nostra solitudine cosmica e il destino delle civiltà, Einaudi).
Quando la scienza si è messa alla ricerca di vita intelligente le aspettative erano altissime. Era dato quasi per scontato che, nel giro di qualche anno, avremmo captato comunicazioni radio di altre civiltà. Ma l’universo si è rivelato molto più silenzioso del previsto. Che sia il canto funebre di specie così intelligenti da ambire alle stelle, ma non così sagge da evitare di bruciarsi? Oppure è il silenzio che fanno le civiltà che, una volta intravisti i bordi dell’espansionismo incontrollato, hanno re-imparato a convivere col proprio mondo, rinunciando a diventare padroni del cosmo? Prova a rispondere per noi Amedeo Balbi (Il silenzio degli spazi infiniti. La nostra solitudine cosmica e il destino delle civiltà, Einaudi).