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Edizioni precedenti

 

 

Letterature tra nord e sud (1999)

  

La prima Festa Europea degli Autori ha ospitato 86 autori di tre diverse nazionalità: italiana, francese, belga. Per tre giorni Cuneo si è animata grazie a tavole rotonde, conferenze, caffè letterari, serate di gala. La sede, una tensostruttura di oltre 1.500 mq collocata nell'asse stradale di Piazza Europa, ha ospitato i libri degli autori presenti in fiera e una sala conferenze di circa 60 posti. Il tema di questa prima edizione Letterature tra nord e sud.
 
 
Il viaggio e il sogno (2000) 
  
La seconda edizione della Festa Europea degli Autori ha ospitato 144 autori di lingua italiana, francese e spagnola. Gli incontri organizzati in quattro giorni di manifestazione sono stati 60. Una novità: tre appuntamenti dopo teatro alle undici di sera. La sede si è sdoppiata: ancora una volta la tensostruttura sul sagrato di piazza Europa ma quest'anno anche il Centro Incontri della Provincia di Cuneo, in corso Dante. Nel nuovo spazio si è radunata una nutrita rappresentanza di libri di editoria territoriale e una serie di dibattiti tutti legati al tema Il viaggio e il sogno. Alcune cifre: circa 12.000 presenze totali nei quattro giorni della manifestazione, 400 volontari di appoggio all'organizzazione, tre mostre tematiche tra cui una dedicata a Lalla Romano e Cuneo.
 
 

Isole (2001)

  

La terza Festa Europea degli Autori ha coinvolto Cuneo in molti incontri con gli autori, in gran parte andati esauriti. 145 gli ospiti intervenuti: scrittori, giornalisti, coordinatori. Quattro mostre tematiche di fotografie, disegni, fumetti e dipinti. Riflessioni, suggestioni, immagini, attorno al tema: Isole, geografiche, culturali, letterarie, sociali. Migliaia di persone da tutta la Provincia, dal Piemonte, dalla Liguria, dal Dipartimento Francese delle Alpi Marittime hanno affollato per tre giorni il Centro Incontri della Provincia di Cuneo - sede principale della Festa - ma anche i caffè, i ristoranti, la Biblioteca, il Museo, il Teatro Civico e alcuni circoli ricreativi della città.
 
 

Paure (2002)

  
La quarta edizione della Festa Europea degli Autori ha portato a Cuneo 110 autori provenienti da diversi paesi d'Europa (Italia, Francia, Inghilterra, Spagna) e non solo (Algeria, Svizzera, Stati Uniti d'America). Molti degli incontri, sempre organizzati presso Centro Incontri della Provincia e in numerosi luoghi della città (per la prima volta anche la Questura!), hanno registrato il tutto esaurito. Il tema della manifestazione, Paure, ha trovato nel pubblico cuneese (e non solo) un interlocutore interessato e coinvolto, pronto a cogliere spunti di discussione e riflessione. Grande successo hanno avuto le iniziative per bambini e ragazzi nelle scuole e presso il Centro Incontri dove per la prima volta è stata attrezzata una Sala Ragazzi a loro interamente dedicata.
 
 

Confini (2003)

Dopo quattro edizioni, la Festa Europea degli Autori ha deciso di rinnovarsi per crescere ancora. Prima di tutto cambiando nome. Non più Festa Europea degli Autori, ma un nuovo titolo che esalta la sua formula originale: scrittorincittà. La tre giorni di Cuneo dedicata al tema Confini ha visto la partecipazione di circa un'ottantina tra autori, coordinatori e ospiti impegnati in più di quaranta incontri. Si è parlato di immigrazione e di guerre, dei confini tra le culture, dei rapporti tra storia e letteratura, dei sentimenti e dei viaggi, dell'etica e della montagna, del comico e della violenza…

 

I luoghi della libertà (2004)

 
Il buon esito della VI edizione di scrittorincittà testimonia che la manifestazione è cresciuta nel tempo, trovando uno spazio originale nel panorama sempre più affollato dei festival letterari, in Italia e in Europa. Il percorso iniziato nel 1999 si è sempre più caratterizzato per l'apertura internazionale (nel 2004 grazie a uno sguardo particolare al panorama della ‘nuova' Europa dell'Est e all'attenzione alla produzione letteraria francese, assecondando la vocazione di Cuneo come ‘città di frontiera'), per il taglio non specialistico destinato a raccogliere un pubblico vasto, per la proposta di discutere ogni anno attorno a un tema che faccia da filo conduttore del programma. Nel 2004 questo è stato I luoghi delle libertà, una chiave di lettura trasversale per riflettere sulle mille diverse libertà - possibili, negate, sognate o realizzate - che ci circondano; la libertà come valore complesso, plurale, che sembra sfuggire a ogni definizione e che oggi più che mai appare fragile e continuamente minacciato. Il programma si è articolato in dialoghi e conversazioni, lectiones magistrales, reading e spettacoli teatrali (fiore all'occhiello dell'edizione 2004 la prima nazionale di Chisciotte e gli invincibili, lo spettacolo di Erri De Luca,  Gianmaria Testa e Gabriele Mirabassi), e inoltre laboratori e incontri nelle scuole e per i ragazzi in fiera. Esperienze che si ripeteranno, e si rinnoveranno, nella prossima edizione.
 
 

Passioni (2005)

 
Oltre 40 eventi in programma, tra dialoghi, reading, spettacoli, laboratori per ragazzi, mostre e proiezioni. La maggior parte degli incontri ha registrato il tutto esaurito, inclusi quelli per bambini e ragazzi. Gli oltre 70 relatori protagonisti del programma hanno accompagnato il pubblico attraverso il suggestivo itinerario tematico delle Passioni, intese come moti dell'animo, istinti e sentimenti, spinte ad agire, politicamente, socialmente, culturalmente, ma anche ardori e nostalgie, desideri rovinosi oppure esaltanti, episodi del passato e immagini del futuro... Un artista scrittore come Gene Gnocchi - protagonista anche dello spettacolo evento speciale del programma - filosofi come Salvatore Veca e Giulio Giorello, scrittori come Ernesto Ferrero, Salvatore Niffoi e Nico Orengo, ma anche Antonio Scurati e Alessandro Piperno, e ancora Ayerdhal, punto di riferimento del fantasy francese, e l'olandese Arnon Grunberg, saggisti e studiosi come Benedetta Craveri, Gian Luigi Beccaria, Luciano Gallino, un maestro del fumetto come Stefano Disegni, uno dei talenti di Zelig Antonio Cornacchione, un meteorologo-scrittore-personaggio come Luca Mercalli, un politico dedito ai temi dell'immigrazione come Livia Turco. E per la musica due maestri: Mauro Pagani con il suo buzuki e Bruno Lauzi con la sua poesia.
Molto apprezzate anche le proiezioni cinematografiche curate da Infinity Festival e le due mostre, una dedicata agli illustratori di Gianni Rodari e l'altra al percorso di immagini di Giorgio Olivero dal titolo La memoria ripetuta - Cuneo, la città in cui ero nato.
 
Passaggi (2006)
  
La parola "passaggi” è una parola molto elastica. È in grado di dilatarsi e di comprimersi, di allungarsi e di essere messa in torsione. Può essere intesa in un unico senso, letterale, o fatta riverberare in tante possibili accezioni, moltiplicandone le associazioni e i sensi.
Soglie, confini, mutamenti, mutazioni, transiti, processi di transizione, storie di attraversamenti e di sconfinamenti, passaggi fisici o metaforici, passaggi di stato, metamorfosi del tempo e dell'esperienza, passaggi epocali e passages benjaminiani, passaggi segreti, passaggi televisivi e passaggi nello sport, passaggi di sesso (transgender) e passaggi di denaro, passaggi come varchi e passaggi di parole, passaggi verso l'alto (emersioni) e passaggi verso il basso (immersioni e sparizioni), passaggi interni e passaggi esterni, passaggi di luce.
Passaggi, poi, vuol dire avere a che fare con un confine e l'esistenza di un confine ha due implicazioni, sempre relative allo spazio: se ne esiste uno, non può non esistere uno spazio anteriore al confine stesso, uno spazio “preliminare”, e uno spazio successivo, oltre il confine, dopo la soglia. A scrittorincittà 2006 La parola “passaggi” è declinata in scrittorincittà 2006 in modo da irradiarla in più direzioni e in relazione a più esperienze…
  
2007: in questo preciso momento (2007)
 
Scrittorincittà compie nove anni, l'Italia unita si avvia a compierne centocinquanta, l'Europa unita è ancora giovane e parziale, e il mondo festeggia ininterrottamente un numero incalcolabile di compleanni. In questo piccolo caos cronologico, nel mescolarsi di misurazioni del tempo tanto diverse quanto, quasi tutte, legittime, si colloca la scelta dell'edizione attuale della manifestazione cuneese. Una scelta ben precisa che potremmo definire, per approssimazione, "di campo", ma che più esatto è definire "di tempo".
 2007: in questo preciso momento è un'edizione-orologio che rompe con le consuete scelte tematiche spostando in maniera radicale l'attenzione sul tempo presente.
Gli impulsi che da questo presente arriveranno, dunque, ma anche quanto sta silenziosamente germinando, le sfide e le occasioni perdute, i tentativi di messa a fuoco della nostra identità, delle sue precondizioni e delle sue eventuali conseguenze. Il presente, dunque, come punto di intersecazioni di temporalità differenti, come epicentro delle possibilità, il luogo nel quale il passato trova la sua foce e il futuro la sua sorgente. 
Ma nello sviluppare questo ragionamento e nello scegliere di comporre un programma che fosse davvero, il più possibile, l'auscultazione in presa diretta del nostro Paese e del mondo - da un punto di vista letterario, sociale, storico e politico - abbiamo anche deciso di non lasciare in secondo piano altri due elementi direttamente connessi al tempo. Il primo riguarda le ricorrenze. Il 2007 è l'anno nel quale ricorrono i trent'anni dal 1977, gli ottanta di Sacco e Vanzetti, i quaranta dalla morte di Che Guevara. Ognuno di questi eventi ha segnato, in forme e intensità differenti, la storia del tempo presente, quella specificamente italiana e quella mondiale. Il secondo elemento si lega direttamente al numero 7. Un numero che in diverse tradizioni, religiose e culturali, riveste un significato particolare. Un numero che abbiamo provato ad avvicinare attraverso il suo studio e attraverso una riflessione su tutte le sue implicazioni.  Un'edizione, dunque, che ha l'ambizione di osservare in diretta la nostra trasformazione, un sistema di incontri (lezioni, presentazioni, dialoghi, conversazioni, reading e spettacoli) che ha come interlocutore il senso di questa trasformazione e la necessità - nostra e del tutto umana - di comprendere che cosa sta succedendo.
 
 

200: Ai bordi dell'infinito (2008)


Una manifestazione letteraria vuole essere un'occasione di conoscenza, un modo per riflettere su quanto ci sta accadendo. scrittorincittà ha il vantaggio di arrivare nell'autunno inoltrato, al termine di una serie di dibattiti - sociali e culturali (e dunque letterari e civili) - e di proporsi come un momento per fare il punto sull'anno che si avvia a conclusione. Osservato da questa prospettiva strategica, dalla sua coda, il 2008 sembra chiudersi sotto il peso di una terribile drastica finitezza. Un tempo finito, sfinito, per un'Italia che si arrampica disperatamente sugli specchi senza riuscire a trovare soluzioni reali e resistenti. Il quotidiano ha continuato a metterci di fronte a una mortificazione degli orizzonti e delle ambizioni. Infinita, adesso, è solo la paura (la strategica invenzione della paura), mentre il coraggio - il coraggio di guardare, comprendere, esprimere - si assottiglia, si riduce al minimo. Semplicemente, al coraggio non si dà più credito, lo si percepisce come qualcosa di anacronistico e residuale, un souvenir del passato che non riguarda più l'esperienza di ognuno di noi.
A partire da questo scenario, e per festeggiare al meglio i primi dieci anni, abbiamo pensato a un'edizione che si confrontasse con un tema vertiginoso come l'infinito. E abbiamo scelto di osservarlo - e di farlo raccontare dai nostri ospiti - da una prospettiva specifica: dai suoi “bordi”. Perché l'infinito è un luogo. È un desiderio e una paura. È un istinto, un'ambizione. È un concetto matematico eppure lo sperimentiamo, in forme diverse, nella nostra esperienza di ogni giorno. L'infinito scatena tensione, impazienza, ma anche esaltazione, voglia di andargli incontro. È quello che, romanticamente e nostro malgrado (e per nostra fortuna), ci tormenta, e contemporaneamente è il pensiero impossibile, quello che ci mette con le spalle al muro, che ci fa perdere la testa. Nell'infinito si inoltra la nostra immaginazione, verso l'infinito si muove ogni esplorazione, sia essa fisica o della conoscenza. L'infinito, insomma, è una risorsa.
Abbiamo dunque preso l'8 di 2008 e lo abbiamo rovesciato su un fianco: ne è venuto fuori il simbolo matematico dell'infinito. Il 2008 moltiplicato, immaginato come un tempo che contiene infinito. Intendendo, questo, in una prospettiva filosofica, teologica, scientifica e sociale, oltre che letteraria. E dunque incontri, conversazioni, dispute, spettacoli, ma sempre nella prospettiva di condurre un ragionamento articolato e denso, attivo, che vuole, nonostante tutto, ostinarsi a pensare che la conoscenza - e la critica e l'analisi e la demistificazione - è l'epicentro del nostro presente. E per provare a ricordarci, ancora una volta, quanto sia necessario, adesso, proprio adesso, costruire e alimentare il coraggio dell'infinito.
 

    

 

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